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Gianpaolo Fabrizio alias Bruno Vespa

25 set 2015 - scritto da

Gianpaolo Fabrizio alias Bruno Vespa di Striscia la notizia

Il mattatore di Striscia La Notizia ci concede un’intervista senza nei e rivela che, oltre all’attitudine per la comicità, il suo cuore batte per il Festival di Venezia e il Montanaso Calcio

Nei in abbondanza su tutto il viso. Mimica facciale e versi ridicoli se non imbarazzanti. Poi l’attesissimo saluto: “saaaaalve”. È Gianpaolo Fabrizio, noto volto televisivo di Striscia la Notizia (nei panni del giornalista Bruno Vespa) e attore tout court. L’irriverente punzecchiatore catodico, oggi depone le armi della satira e si racconta a Lodishop.

Gianpaolo, come nasce il personaggio di Bruno Vespa?
Nasce per caso, nell’87 in Rai. Stavo preparando una parodia de Il Padrino e il truccatore mi disse “sai a chi somigli?”. No, risposi. “A Bruno Vespa!”. Mi arrabbiai moltissimo, ma vidi che tirandomi i capelli indietro con acqua e gel e applicando alcuni nei di spugna sul viso la somiglianza era impressionante. Aveva ragione! Da li scrissi 12 puntate per un varietà (“Chi tiriamo in ballo”) e quello fu il mio esordio televisivo come imitatore di Bruno Vespa. Solo parecchi anni dopo portai il personaggio a Mediaset.

E prima di “essere” Bruno Vespa?
Ho fatto il liceo classico e poi mi sono iscritto a Ingegneria ma, dopo 3 anni, ho lasciato perché ho cominciato a lavorare come attore professionista. Solo in seguito ho recuperato gli studi di dizione, recitazione e tecnica. Mi sono fatto le ossa col gotha del teatro napoletano, a partire da Stefano Satta Flores, per poi proseguire a Roma con altri mostri sacri della recitazione, come Walter Chiari o Paola Tedesco, per citarne un paio. In cinque anni riuscii a collezionare 15 lavori teatrali e all’età di 27 anni, fra teatro napoletano e prosa impegnata, sembravo già un vecchio.

Quando hai capito invece che sapevi far ridere?
Da sempre. Già dalle prime lezioni di dizione. Ogni volta che aprivo la bocca la gente rideva. Immaginatevi un napoletano costretto a parlare in italiano! Vocali chiuse, lessico completamente diverso. Io pensavo in napoletano e dovevo esprimermi in italiano, insomma, un’impresa… dai risvolti comici perché per otto mesi ho dovuto fare sacrifici enormi. D’altra parte io avevo in mente Shakespeare, per cui ero disposto a sottopormi a qualsiasi fatica.

Gianpaolo Fabrizio alias Bruno Vespa di Striscia la notizia

C’è stato un momento esatto in cui però hai capito che il dramma non era la tua strada?
Sì. Ero in scena e dovevo scavalcare una finestra al buio per introdurmi in una casa e simulare un furto. La scenografia era perfetta, c’erano il buio, la pioggia, i tuoni. Peccato che si ruppe la cassetta della frutta su cui ero salito per scavalcare e rimasi “appeso” a cavallo della finestra. Il dolore era lancinante, aprii la bocca e mi uscì: “Maroooonna miaaaaa…. Mi sono scassat ‘e pall”. In sala ci fu un boato. Anche il vescovo rideva con le lacrime agli occhi. Lì capii che la commedia era la mia strada. Anche se poi ci rimasi malissimo perché la compagnia mi cacciò. Non mi vollero neanche alla cena di fine anno.

I primi passi fuori dalla drammaturgia?
Li feci nell’85 con Silvio Vannucci (del gruppo “La Zavorra”), conosciuto sul set della fiction tv “Aeroporto internazionale” e con sua moglie Liliana Eritrei (attrice di teatro). Con leggerezza, partecipammo al festival della comicità in Sicilia, immaginandoci di più una vacanza. In realtà fu un trionfo e vincemmo. Il premio era la possibilità di partecipare a un varietà di Rai 2 intitolato “Shaker”. Diventammo “La Tresca” e, qualche tempo dopo, ci vide un imprenditore milanese, un certo Berlusconi, e ci portò in Mediaset a Premiatissima, con Johnny Dorelli. La mia vita cambiò completamente, in pieno stile yuppie anni ’80. Era nato un nuovo modo di fare televisione: al centro c’era l’artista e aveva la possibilità di esprimersi a 360°.

Dal 2005 poi il tuo personaggio sbarca a Striscia ed è subito successo nazionale. Quali sono le interviste più imbarazzanti che ricordi?
Be’ già fa ridere il fatto che tutti i politici abbiano il terrore di essere intervistati da me, perché non sanno mai cosa aspettarsi. Ma non posso dimenticare Gasparri che mi dava dell’imbecille, mentre io ribattevo “certo, lo sanno tutti in Italia che Vespa è un imbecille”. Oppure Formigoni, al quale feci i complimenti per la camicia a righe, aggiungendo che mancavano solo i numerini neri sul petto… Memorabile poi quella con Berlusconi, nel giorni in cui Fini ammise di aver provato uno spinello. Gli dissi “lei vende fumo agli italiani e Fini lo consuma” e gli tirai fuori un mega spinello. Lui, prontissimo, lo prese, e ci scrisse sopra una dedica in rima per Prodi.

Gianpaolo Fabrizio alias Bruno Vespa di Striscia la notizia

E l’intervista più bella?
A Roberto Benigni, poco dopo l’Oscar. Capii che con un personaggio del genere non potevo tentare di fare il comico. Mi limitai a recitare la parte del Vespa disperato che doveva rincorrerlo su e giù dalle poltrone per tutta la stanza.

Per rimanere nel Lodigiano, com’è andata con Lorenzo Guerini?
Era un po’ in difficoltà perché non se l’aspettava, ma l’ho trovato una persona di grande spirito.

Hai mai incontrato il vero Bruno Vespa?
Nel 2010 a Sanremo al premio per la Regia Televisiva. Sento qualcuno che mi tocca il braccio e dice “eccolo qua”. Mi giro ed era Bruno Vespa!

Che vi siete detti?
In realtà lui mi disse “mamma quanto sei brutto”… e io risposi “sì, ma io la sera mi strucco!”.

Ti piace Bruno Vespa?
È un grande professionista, ma in generale trovo che il format dei talk show sia un concentrato di disinformazione, egocentrismo e prevaricazione. Facciamo più informazione noi a Striscia: con le nostre inchieste di denuncia e tanta satira irriverente portiamo la gente a riflettere e ad arrivare alle conclusioni da sola.

A parte gli scherzi, c’è un enorme lavoro di preparazione dietro alle poche battute che vediamo in tv, vero?
Sì, leggo almeno 4 quotidiani al giorno per prepararmi. Lavoro sulla dizione, sulla mimica e sull’imitazione, ma la parte più difficile è improvvisare: non so mai chi incontrerò e come reagirà.

In realtà sei un ottimo attore anche sul grande schermo. Recitare per il cinema mette in equilibrio il tuo lato comico?
Sì. Mozzarella Stories di De Angelis è stata una girandola di eventi paradossali, grotteschi e drammatici mentre in Perez ero al fianco di Luca Zingaretti e Marco D’Amore e siamo stati al Festival del Cinema di Venezia, nel fuori concorso. Il massimo, il Festival di Venezia per me è come Disneyworld per un bambino.

Comicità o recitazione cinematografica: a cosa non rinunceresti?
Non rinuncerei al Montanaso Calcio! Il lavoro che facciamo qui in provincia coi ragazzi è meraviglioso. Quest’anno abbiamo vinto la “Coppa disciplina” in 2 categorie: servirà a far crescere uomini migliori in futuro. È una soddisfazione pazzesca.